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Comune Luzzara

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Comune Luzzara

La sua origine, secondo gli storici più recenti, è da collocare in età longobarda, in quanto nella lingua del popolo longobardo sono da rinvenire le radici del suo toponimo. Per Padre Ireneo Affò Luzzara dovrebbe invece il nome alla presenza di una grande quantità di lucci nelle sue acque. Egli dice infatti che i Longobardi nel 604, dopo la battaglia di Mantova, stanziatisi ove ora sorge Guastalla, trovando la pesca dei lucci abbondante contro l'isola luzzarese (che il primo agglomerato di Luzzara fosse su di un'isola padana lo attesta anche il Rio) la chiamarono certamente "Lucciaia", divenuta in seguito "Luciaria" e poi "Luzzara".

Per il Cluverio, invece, il nome Luzzara deriva da "Nuceria", poi "Nucera", "Lucera" e "Luzzara", antica città romana distrutta nel corso delle invasioni barbariche, le cui rovine furono ricoperte dalle alluvioni. Mancano prove sicure di una sua ascendenza romana, anche se a Codisotto e a Riva di Suzzara nell' Ottocento sono stati trovati resti di età imperiale. Sulla base dei documenti di cui si dispone oggi, il toponimo Luzzara appare per la prima volta in un diploma del 781 con il quale Carlo Magno, Re dei Franchi e dei Longobardi, prendeva sotto la sua alta protezione la Chiesa Reggiana.

Luzzara è un esempio dei mutamenti di Signorie in questo periodo di vitalità politica del territorio padano. Il Vescovo di Reggio l'acquista dall'Imperatore Lodovico il Pio, al quale succede al trono Lotario, che rivendicando il possesso ne riprenderà violentemente il dominio. Successivamente viene riconsegnata al Vescovo di Reggio; nell'840 torna all'Imperatore che la dà in dono ad Angilberga, moglie del figlio Lodovico II. Dopo ulteriori vicissitudini tra Chiesa e Impero, Luzzara ritorna nelle mani del Vescovo di Reggio che la affida con Guastalla a Bonifazio di Canossa.

Resta in potere dei Canossa fino all'estinzione della famiglia, ed ai tempi di Matilde è ricordata come Pieve fra i possessi della contessa.

Nel 1160 Federico I la restituisce al Vescovo di Reggio, malgrado questi non ne possa vantare nessun diritto, in quanto occupata dai Cremonesi, i quali se ne vedono riconosciuto il possesso da Arrigo IV.

Nel 1311 l'imperatore Arrigo VII diede a Passerino Bonaccolsi, signore di Mantova, il possesso di Luzzara. Caduti i Bonaccolsi, i Cremonesi, preoccupati della crescente potenza dei Gonzaga, si affrettano ad occupare Luzzara, ma ne vengono scacciati da Luigi Gonzaga che se ne vede confermare il possesso

dall'imperatore Carlo IV nel 1354. Durante il periodo della signoria dei Gonzaga, Luzzara viene fortificata e dalla sua pianta topografica si possono ancora oggi leggere con distinzione le piazze, i palazzi del potere e gli edifici religiosi, così come furono concepiti nel '400. Nel 1350 il paese ospita Francesco Petrarca.

Con l'assegnazione di Luzzara a Rodolfo Gonzaga, figlio del Marchese Lodovico, inizia il ramo gonzaghesco di Luzzara. Sotto il suo dominio viene eretto il palazzo residenziale dei Gonzaga, opera di Luca Fancelli, architetto alla Corte di Mantova. Rodolfo muore nel 1495 durante la famosa battaglia di Fornovo sul Taro.

L'imperatore Carlo V nel 1502 elegge il Ducato a feudo immediato, trasmissibile in perpetuo per diritto di primogenitura. Il Marchese Massimiliano lo cede quindi (1577) al cugino Guglielmo Gonzaga. Nel 1630 Luzzara torna al Ducato di Guastalla che la governa con alterna fortuna per circa mezzo secolo.

Spentosi nel 1739 Carlo, figlio di Luigi Basilio, si estingue la linea genealogica dei Gonzaga di Luzzara.

L'episodio più saliente della storia Luzzarese si ha il 15 Agosto 1702, quando si combatte nell'ambito della guerra di Successione Spagnola, una violentissima battaglia fra l'esercito imperiale condotto dal Principe Eugenio di Savoia ed i Franco-Spagnoli: è la celebre "Battaglia di Luzzara". Due giorni dopo Luzzara si arrende ai Gallo-Ispani e ne ottiene gravi perdite.

Nel 1734, scoppiata la guerra per la successione del Regno di Polonia, il paese viene occupato dalle truppe Franco-Sarde, sotto il comando del re Carlo Emanuele di Sardegna.

Una nuova sanguinosa battaglia ha luogo il 17 settembre di quell'anno, nella quale gli imperiali restano ancora una volta sconfitti. Nel 1747 Luzzara ed il suo territorio vengono inglobati, a seguito dell'estinzione del ramo dei Gonzaga di Guastalla, nell'Impero Austriaco di Maria Teresa.

Con il trattato di Aquisgrana dell'8 Aprile 1748 Luzzara viene assegnata a Don Filippo di Borbone, il quale si avvale dell'opera illuminata del Du Tillot per vivacizzarne l'economia con incentivazioni a fondo perduto per la creazione di nuove attività produttive. Nel 1759, per editto sovrano, fu abolita la carica di Podestà essendo stato concentrato in Guastalla tutto l'apparato burocratico-amministrativo.

La Rivoluzione Francese e l'opera napoleonica portano Luzzara nella Repubblica Cisalpina ed in seguito nel Compartimento del Crostolo. Caduto l'impero napoleonico, il 9 Febbraio 1814, viene rioccupata dalle truppe austriache. A seguito del Trattato di Vienna, gli ex stati Borbonici vengono assegnati a Maria Luisa d'Austria. Alla morte della duchessa, il 4 Gennaio 1848, Luzzara passa agli Estensi di Francesco V. A seguito della II Guerra d'Indipendenza, il 16 Agosto 1860 viene dichiarata la decadenza di Francesco V. Con il plebiscito dell'11 e 12 Marzo 1860, Luzzara è annessa al Regno del Piemonte e quindi

al Regno d'Italia.

Per merito di Francesco Boccalari nel 1863 in Luzzara si costituisce una Società di Tiro a segno che ha come presidente Giuseppe Garibaldi.

Luzzara, con il riordinamento amministrativo del Regno d'Italia, è assegnata alla provincia di Reggio Emilia. Da allora gli ambiti territoriali non subiranno più alcun mutamento, ma la battaglia si sposterà sul fronte interno, mantenendo il paese a livello di combattività e di vivacità sul piano sociale che sarà patrimonio di tutta la Bassa reggiana ai tempi di Camillo Prampolini, emblematicamente chiamato "l'apostolo del socialismo".

Quattro anni dopo l'Unità nasce a Luzzara la prima società operaia, alla quale numerose altre seguiranno, nel costante tentativo di arginare la disoccupazione e la miseria e di far fronte alla repressione poliziesca. Ad una famiglia di forti tradizioni socialiste appartiene il luzzarese Bruno Fortichiari, tra i fondatori del Partito Comunista.

Il fascismo colpirà duramente e in maniera esemplare da subito: il 5 maggio 1921 verrà ucciso in circostanze mai del tutto chiarite il giovane anarchico Riccardo Siliprandi, aggredito da un gruppo di squadristi. E il prezzo pagato da Luzzara alla causa della libertà sarà molto alto: trasformata in polveriera e in deposito d'armi dai nazisti, avrà 10 partigiani fucilati a Reggiolo nell'aprile del '45, altri 7 caduti nel corso di diverse operazioni militari in provincia, morti e dispersi nei campi di concentramento, civili arrestati e torturati.

Il dopoguerra vedrà inevitabilmente la ripresa dei conflitti sul piano sociale - culminata con gli scioperi "a rovescio" dei braccianti sugli argini del Cavo Fiuma - e restituirà il Comune al governo delle sinistre.